Il "prima" e il "dopo" nell'esperienza del lutto
Dopo la morte di una persona cara non si torna com'eravamo prima (e non è un fallimento). Ti aiuto a capire cosa succede nel prima, nel durante e nel dopo l'esperienza del lutto.
LUTTOMORTETRAUMAFINE VITA
Nicola Furlanis
10/20/20263 min read


Chi ha perso qualcuno di importante lo dice spesso con le stesse parole: "c'è un prima e c'è un dopo".
È proprio così che molte persone raccontano quell'esperienza, come se la loro vita si fosse divisa in due parti con una linea netta in mezzo ed è come se quella di prima appartenesse a qualcun altro.
Nei colloqui con persone in lutto questa frase arriva presto, quasi sempre nei primi incontri. Dentro ci sono quasi sempre due domande, anche se non sempre dette ad alta voce: "tornerò mai quello di prima? E se non tornassi quello di prima, che cosa diventerò?"
Il prima. Un mondo conosciuto
Vale la pena fermarsi sul "prima" perché è lì che spesso si capisce quanto il dopo faccia male.
Ognuno di noi vive dentro un mondo che ha imparato a prevedere. Sappiamo più o meno cosa aspettarci dalle persone che ci stanno vicino, come reagiranno, che ruolo hanno nella nostra giornata, nelle nostre decisioni, nei nostri progetti. Una persona cara non è solo qualcuno che amiamo: è uno dei punti attraverso cui orientiamo il nostro modo di stare al mondo. È la voce a cui chiediamo un parere senza pensarci, il nome sul telefono che chiamiamo quando succede qualcosa, il pezzo di futuro che immaginavamo con lui o con lei dentro.
Quando una persona muore perdiamo anche il mondo che esisteva con lei dentro, e con quel mondo molte delle cose che davamo per scontate su come sarebbe andata la nostra vita.
L'accompagnamento al fine vita e ciò che lascia
Chi ha accompagnato una persona cara in una malattia lunga, in un ricovero, nelle ultime settimane o negli ultimi giorni, porta con sé un lutto che comincia prima della morte e che spesso viene riconosciuto poco, anche da chi lo vive.
In quel periodo succedono cose che non hanno nome comune: si fa fatica a sperare e a non sperare, si è presenti e stanchi, si desidera che finisca e si sente colpa per averlo pensato. Dopo, queste cose non scompaiono con la morte. Restano come un pezzo di storia da raccontarsi, e quando non si trova il modo di farlo, tornano sotto forma di ricordi che si ripresentano da soli, di immagini dell'ultimo periodo che sembrano oscurare tutto il resto, di sensi di colpa per cose dette o non dette.
Quando la morte è stata improvvisa, o ha avuto contorni traumatici, o la persona non è stata vista un'ultima volta, il lavoro è in parte diverso. Qui la mente fatica a mettere insieme ciò che è accaduto e a volte occorre prima ritrovare un modo di ricordare senza essere travolti, e solo dopo cominciare a dare un senso a ciò che si è vissuto.
Il dopo
Non esiste un ritorno a com'eravamo prima. Chi rincorre quell'obiettivo, di solito, si stanca presto e si sente ancora più lontano da dove vorrebbe stare.
Quello che il tempo e il lavoro su di sé permettono, di solito, è un'altra cosa: riuscire a vivere in un mondo che ha dentro l'assenza di quella persona, senza che l'assenza sia tutto ciò che c'è. Alcune cose cambiano per sempre: i ruoli che si avevano, le abitudini, le cose di cui ci si preoccupava. Altre, a sorpresa, si scoprono ancora lì, e a volte è proprio dentro ciò che quella persona ci ha lasciato: nei modi di pensare, nei valori, nelle frasi che ci portiamo dietro.
Per questo, in terapia, non si lavora per "superare" il lutto. Si lavora per aiutare la persona a ricostruire un modo di stare nel proprio mondo che tenga conto di ciò che è successo, che dia un posto a chi non c'è più e che permetta di guardare avanti senza sentirsi in colpa per questo.
Quando può servire un aiuto
Non tutti i lutti richiedono una terapia e molte persone trovano nelle proprie relazioni e nei propri tempi la strada per attraversarli. Ci sono però situazioni in cui un accompagnamento specializzato può fare la differenza: quando la morte è stata improvvisa o traumatica, quando il periodo di malattia o di fine vita è stato molto pesante, quando dopo molti mesi il dolore resta uguale o aumenta, quando ci si sente bloccati su un'immagine, un momento, una frase. Anche quando semplicemente non si ha nessuno con cui parlarne senza sentirsi un peso.
Se stai vivendo la perdita di una persona cara, o se ti porti dietro un lutto che sembra non muoversi, un percorso psicologico può aiutarti a ritrovare un modo di stare nel tuo "dopo", senza dover rinunciare a chi non c'è più. Lavoro con persone che hanno vissuto lutti legati al fine vita, a perdite improvvise e a esperienze traumatiche.
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